I denti del giudizio e la dentosofia (seconda parte).

di rossella

I denti del giudizio e la dentosofia (prima parte)

I denti del giudizio e la dentosofia (terza parte)

I denti del giudizio e la dentosofia (quarta parte)

I denti del giudizio e la dentosofia (quinta parte)

Conobbi la dentosofia proprio quando iniziai a preoccuparmi seriamente per i denti del giudizio. Come scrivevo nell’altro post, avevo sempre rimandato la decisione perché non avevo mai avuto dei fastidi seri . Durante una delle visite di controllo però,  mi dissero che in uno dei denti del giudizio si era formata una carie: sfortunatamente si stava espandendo proprio nella parte del dente coperta dalla gengiva, il che rendeva il molare difficilmente operabile. Avevo sentito da altre persone che si erano ritrovate nella stessa situazione che, trascurando il problema, non avevano avuto infine altra scelta che estrarre il dente. Paventando di doverlo fare anch’io per la degenerazione della carie, negandomi di conseguenza la possibilità di trovare un’alternativa all’estrazione, mi decisi a cercare un consulto serio. Per “consulto serio” intendevo un dentista che non mi proponesse come unica soluzione l’estrazione.

Informandomi arrivai a conoscere un libro che presentava la dentosofia in Italia: la prefazione era scritta dal medico naturopata che da anni è il mio punto di riferimento: lo considero l’eroe della mia salute, la persona che mi ha salvato da fastidi durevoli di pelle reattiva, liquidati dai medici tradizionali con un “passerà… forse”. Il libro in questione era Denti e salute, di Michel Montaud (per maggiori info cliccare qui). Nella prefazione del libro mi colpì subito un passaggio dell’intervento scritto dal mio dottore:

 Possiamo vedere ed immaginare un dente come la metamorfosi goethiana di una piccola mano, con la punta delle dita nelle cuspidi e il polso nella zona delle radici, il gomito o il ginocchio nell’angolo mandibolare, e l’anca o la spalla nell’articolazione temporo-mandibolare. La Dentosofia vuole darci la possibilità di utilizzare i denti come zona di apprendimento e di trasformazione di noi stessi a livello di rappresentazione corticale dell’occlusione. Grazie alle nuove funzioni corticali trofiche si attiva la capacità neurovegetativa di modificare l’occlusione e conformarla più armoniosamente. La relazione tra i denti e l’essere umano nella sua totalità, ampliata dalla concezione antroposofica della scienza dello sviluppo secondo Rudolf Steiner, ci permette di leggere nella bocca molti avvenimenti accaduti e voluti nella nostra vita e biografia. In questo libro troviamo indicazioni per leggere nella bocca e nei denti, nell’occlusione e nella relazione formale e strutturale i fatti accaduti, memorizzati nei denti cristallini, e la situazione biografica di ogni paziente.

Continuando ad informarmi ebbi la conferma che ad ogni dente corrispondeva un significato e un preciso ambito d’indagine (vita materiale, affettiva etc.); che i suoi malesseri (carie, posizioni errate) portavano con sé delle preziose informazioni. Estrarre dunque senza esitazione i denti del giudizio, non mi avrebbe mai permesso di capire che tipo di messaggio celava la loro inclusione. Fui contenta di aver seguito la mia intuizione e decisi così che, per aiutare i miei denti inclusi, avrei chiesto supporto e un parere a un dentosofo. All’inizio di quest’anno sono stata al mio primo appuntamento: ho scelto fra i dentosofi italiani della mia zona un dottore  di Padova, uno dei pochi ad avere anche un sito internet, qui. Questo stesso dottore ha scritto un libro, credo il primo contributo italiano sulla dentosofia, dal titolo parlante I-denti-tà: in esso non ci spiega soltanto in cosa consiste la terapia ma ci racconta anche di quello che ha appreso lui stesso nel lavoro con i denti nel corso degli anni, grazie alla sua esperienza personale e al contatto con i pazienti.

Durante la visita sono rimasta colpita dal fatto che nella mia bocca c’erano tantissime carie: queste infatti, al contrario di quello che si pensa comunemente, non si formano soltanto in seguito a una mancata o errata pulizia ma dipendono anche da una condizione di acidità del nostro corpo, che può essere determinata dal cibo che mangiamo ma anche da sentimenti o pensieri negativi a cui diamo troppo spazio. Proprio in riferimento a questi con il dottore abbiamo parlato anche della mia età e del periodo di ridefinizione che sto vivendo (anche se partendo da presupposti diversi, si riferiva anche lui al ciclo di Saturno) e per cui risulta molto utile interrogarsi sulle cose di sé che si vogliono cambiare, che siano convinzioni, scelte di vita, modi di fare. In seguito a questo incontro, iniziando la mia terapia, mi sono domandata prima di tutto se ci fosse effettivamente qualcosa da cambiare, sia nella mia dieta, sia nel mio stato interiore. Il dentista mi ha ricordato che ci sono degli alimenti, detti alcalinizzanti, che contribuiscono appunto a ridurre il livello di acidità corporea: frutta, verdura, etc (per approfondire leggi qui). Io ero convinta di seguire una dieta corretta, dato che mangiavo molti di questi cibi; in realtà poi vanificavo i miei sforzi verso una buona salute (della bocca e di tutto il corpo) mangiando troppi dolci. Il bello è che, finché non ho deciso per questo motivo di eliminarli dalla dieta, non mi rendevo bene conto di quanti ne ingerivo ogni giorno. Alla fine di ogni pasto mi concedevo sempre un cioccolatino, o un biscotto, quasi automaticamente. Quando ho smesso di farlo, ho iniziato spontaneamente a mangiare più frutta, tutti i giorni: togliere il dolce aveva eliminato quel senso di sazietà che provavo al termine di ogni pasto e che dovevo sostituire con qualcosa, in questo caso qualcosa di più sano. Ho eliminato successivamente anche il caffè, una delle bevande più acidificanti e più presenti nel mio menù: ne prendo solo uno al giorno (al mattino, un piacere irrinunciabile) e i miei denti gradualmente sono diventati più bianchi. Partendo dal problema sollevato dal dente del giudizio, ho iniziato a fare qualcosa non solo per la mia bocca ma anche per il mio benessere generale. Prima ancora di utilizzare l’attivatore, mi sono “attivata” personalmente per modificare delle abitudini dannose. Mi sono interrogata anche sul mio stato d’animo, chiedendomi semplicemente: il mio livello di acidosi non dipenderà in parte anche dall’essere un po’ “acida”?  (… continua…)

I denti del giudizio e la dentosofia (prima parte)

I denti del giudizio e la dentosofia (terza parte)

I denti del giudizio e la dentosofia (quarta parte)

I denti del giudizio e la dentosofia (quinta parte)

Annunci