Scritti da Saturno

di Rossella Arena

Mese: settembre, 2012

Lettera di un ex Maestro spirituale ai suoi allievi.

Mie care anime, sono qui, sto pregando per voi. Come state? Mi sento ancora responsabile del vostro benessere interiore. Qui sono  in isolamento e sto riflettendo molto sul  mio passato, sul nostro passato. Mi dispiace se ho detto e fatto delle cose che vi hanno ferito e hanno in qualche modo reso più arduo il percorso di auto-conoscenza a cui vi eravate accostati con tanto entusiasmo. Non temete, perché siete voi stessi il vostro percorso. Anche se quando vi parlavo vi ho insegnato il contrario, che da soli non potevate andare da nessuna parte, adesso invece vi annuncio che non potrete mai perdervi, in alcun modo. Ovunque la vita vi porterà, quella sarà la vostra strada.

Perché oso scrivervi? Provo pena per le mie azioni e ho bisogno di dirvi delle cose importanti. Tutte le volte che mi sono arrabbiato con voi, perché non eseguivate i miei ordini, tutte le volte che ho urlato o ho schernito la vostra debolezza, cercando di farvi sentire minuscoli… be’ ero io quello minuscolo, più piccolo di una mosca. E me la prendevo con voi perché questa mia piccolezza non volevo assolutamente vederla. Probabilmente non ero degno di farvi da guida: forse però le nostre strade si dovevano unire per un po’ di tempo, forse sono riuscito ugualmente ad insegnarvi qualcosa. O forse eravate voi destinati ad insegnarla a me.

Molti fra voi continuano ancora a cercarmi. Ma io non posso, né voglio, essere più il vostro Maestro. Sono un uomo come voi anime mie, spesso sono stato anche peggiore di voi. Ciascuno di voi non è meno illuminato di me. Forse io mi ricordo più spesso di guardare verso la Luce, ma soltanto perché nel mio buio ne sento disperatamente la mancanza. Questo sì, me lo riconosco. Non c’è giorno in cui io non mi ricordi della Luce. Ma finalmente non brilla più unicamente il mio sguardo, anche il mio cuore risplende. Quando guardo la luna lontana, dalla mia finestra. Quando vi penso, non più con giudizio, ma con infinito amore. Non vi darò più compiti, non vi coinvolgerò più nei miei progetti, facendovi perdere di vista i vostri. Voi non siete i miei burattini, né i miei servi non retribuiti. Quando ho avuto il coraggio di aprire gli occhi sui vostri cuori, ho visto che stavate male, sempre tesi verso la prossima attività da fare, sempre con il cuore e la testa in tumulto (avrò sbagliato qualcosa? Sto crescendo spiritualmente? Riuscirò a fare questo compito? Perché il Maestro non mi considera adatto per questa attività? Come posso farmi apprezzare di più da lui?). Soltanto ora mi rendo conto che cercavo in ogni modo di farvi sentire in colpa. E poi, cosa vi raccontavo? Che il senso di colpa non esiste! Vi confondevo sempre di più. Di solito reagivate in due modi opposti: c’era chi si diceva “Ma certo, non esiste, che stupido che sono stato” e chiudeva fuori tutti i pensieri negativi, ignorandoli e concentrandosi sull’importanza della meditazione; c’era invece chi si sentiva ancora più in colpa “Non esiste? Ma io lo provo… Sono sbagliato allora”. E così le catene con cui vi tenevo legati si facevano ancora più strette.

Adesso sono qui da solo, ho bisogno di stare da solo, in silenzio. Non posso impedirvi di raggiungermi, ma non aspettatevi nessuna parola da me. Dopo questa lettera, per molto tempo tacerò: dopo tutte le stupidaggini che ho pronunciato, ho deciso di abbracciare il silenzio a lungo. Voglio impiegare ciò che mi rimane di questa vita in modo onesto e rispettoso.

Abbiate cura di voi anime mie. Vi penso sempre e prego per me e per voi.

Essence, Soul Card by Denise Linn

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Il tavolo di vetro.

(immagine trovata su Internet)

La donna dipinge sulle pareti di un tavolo acquario, al cui interno nuotano tanti pesci rossi e verdi. Con il pennello crea all’esterno altri pesci, di tutti i colori. L’uomo entra in scena. Appena lo vede lei gli sorride ed esclama:

– Vieni qui, siediti! Staresti un po’ fermo per me? Lo guarda con attenzione: -Il  verde dei tuoi occhi è l’esatto colore che avevo in mente per questo pesce.

L’uomo si rilassa sulla sedia: – Mi piacciono molto i tuoi pesci, sai?

– Anche a me piace tantissimo questo tavolo di vetro. Grazie di averlo costruito per me.

– Ma di niente, mi sono divertito molto nel farlo, risponde lui, accarezzandole le punte dei capelli.

– Che dici, mangiamo qualcosa?

– Qui? Non stavi lavorando?

– Sì, però possiamo apparecchiare su questa metà del tavolo. Ancora non ci ho passato il colore.

La donna prende una tovaglia ripiegata, a quadretti blu e bianchi; la stende sul tavolo. Lui aggiunge le posate e i bicchieri, blu.

– Ecco, ho preparato qualcosa, aggiunge lei, poggiando sulla tavola una zuppiera verde acqua. -Una zuppa di polpo!

– Mmm… ottima!

– Be’, assaggiala prima…

Iniziano a mangiare.

– Sai che sono molto fortunato? Perché ti ho incontrato.

– Lo so. Perché lo sono anch’io.

Continuano a mangiare. Si tengono per mano.

Lei guarda le pareti bianche, tutt’intorno: – Questo posto sembra vuoto ora, ma pian piano cambierà. Lo cambieremo insieme.

– Certo, concorda lui. Insieme.

Nella stanza irrompe dell’acqua, si sparge dovunque come un ruscello limpido, libero da rive.

– Ecco l’acqua! ride lei. Prende il suo bicchiere e, curvandosi verso il pavimento bianco, lo riempie.

– … ma… è pulita? chiede lui.

– Certo: è trasparente, dissetante, infinita, risponde lei bevendola. Poi colma anche il bicchiere di lui, glielo porge. L’uomo sorseggia  con le lacrime agli occhi.

– Che c’è? chiede la donna.

– Mi fai commuovere. Se la mia vita doveva portarmi da te, io amo adesso tutta la mia vita.

– Anch’io. Ti amo tanto.

L’acqua è arrivata sino agli angoli della tavola.

– Dobbiamo nuotare adesso.

– Nuoteremo.

L’uomo e la donna si abbracciano ed insieme si tengono a galla.

Leggere/6: segnalazioni.

In questo momento sto leggendo Di che sogno sei?, un innovativo manuale per non solo comprendere ma anche “attivare” i nostri sogni. Uno dei messaggi del libro, che mi trova pienamente d’accordo, consiste appunto nell’accogliere il sogno come un’importante comunicazione che ci fa l’Inconscio, spesso ricca di indicazioni che possono migliorare la nostra vita, o il modo di viverla. Maggiori informazioni, le trovate qui, sul sito dell’autrice Gioia Gottini (life coach) e qui, sul sito della casa editrice (Express edizioni).

Un altro libro che sto trovando molto interessante è Disegnare con la parte destra del cervello, di Betty Edwards. Si tratta di un vero e proprio corso di alfabetizzazione… del disegno. Secondo la Edwards, se da adulti non abbiamo acquisito delle capacità di base nel disegno, è solo perché non abbiamo appreso a farlo attivando la parte destra del nostro cervello, quella strettamente legata alla creatività. La parte sinistra, quella che solitamente ha più spazio nel nostro quotidiano, è la più razionale, preposta all’apprendimento del linguaggio e addetta alla sintesi delle informazioni:  per questo motivo, guardando ad esempio un fiore “con la parte sinistra”, non lo vedremo nel dettaglio, nell’insieme di linee e curve che lo compongono, ma lo classificheremo velocemente come “fiore”, richiamando nella nostra mente il simbolo semplificato che lo rappresenta. Secondo l’autrice il segreto dell’imparare a disegnare sta appunto nel disattivare temporaneamente la parte sinistra del cervello, per lasciare spazio alla destra; se rimane in funzione la prima, il nostro disegno non sarà mai realistico, perché ci verrà spontaneo non ritrarre quel che vediamo, ma disegnarne il simbolo, come facevamo durante le nostre prime esperienze artistiche, all’asilo! Ecco perché chi dice “non so disegnare”, lamenta frequentemente che i suoi lavori sembrano realizzati da un bambino, desistendo dal continuare. La cosa che più mi entusiasma in questa lettura è che l’autrice collega il saper disegnare, oltre che a una predisposizione innata (c’è chi ha avuto la fortuna di comprendere da solo come passare dalla funzione sinistra alla destra), proprio allo sviluppare la capacità di vedere bene, di cambiare sguardo e non avere una visione sommaria della realtà, sapendola osservare (quando necessario), in ogni minimo dettaglio.