Scritti da Saturno

di Rossella Arena

Mese: gennaio, 2013

I denti del giudizio e la dentosofia (quinta parte).

I denti del giudizio e la dentosofia (prima parte)

I denti del giudizio e la dentosofia (seconda parte)

I denti del giudizio e la dentosofia (terza parte)

I denti del giudizio e la dentosofia (quarta parte)

Addio attivatore! O arrivederci?

Ieri durante il nuovo controllo dal dentosofo, si è deciso di gettare l’ultimo attivatore (si era già usurato) e di non sostituirlo però con uno nuovo. Come vi accennavo nell’ultimo post, da qualche giorno avevo dei dolori persistenti ai denti e alla testa, al punto che nell’ultima settimana ero riuscita a portare l’attivatore soltanto una volta. Qualche giorno prima della visita, osservando il cambiamento all’interno della mia bocca, mi dicevo che forse l’attivatore aveva portato a termine il suo lavoro. I denti del giudizio sono sicuramente più visibili, anche il famigerato dente n. 38, quello con la carie più nascosta.

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Purtroppo un’estremità di questo dente rimane comunque spezzata, e la carie si trova proprio sul retro di questa parte: per questo motivo rimane comunque difficilmente operabile. Vedremo in futuro che cosa fare, anche perché nel frattempo si sta espandendo. I dolori sembrano essere correlati ai denti del giudizio, che stanno ancora spingendo per uscire. Per adesso io e l’attivatore ci prendiamo una pausa di riflessione: mi dedicherò nel frattempo, già dalla prossima settimana, alla cura di alcune delle mie carie.

I denti del giudizio e la dentosofia (prima parte)

I denti del giudizio e la dentosofia (seconda parte)

I denti del giudizio e la dentosofia (terza parte)

I denti del giudizio e la dentosofia (quarta parte)

 

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I denti del giudizio e la dentosofia (quarta parte).

I denti del giudizio e la dentosofia (prima parte)

I denti del giudizio e la dentosofia (seconda parte)

I denti del giudizio e la dentosofia (terza parte)

I denti del giudizio e la dentosofia (quinta parte)

Dopo alcuni mesi, scrivo un nuovo post per aggiornarvi sulla mia esperienza con l’attivatore dentale. Volevo farlo da tanto, e da poco mi ci ha fatto ripensare una lettrice del blog, che in un commento mi racconta che sta iniziando anche lei la sua terapia con un dentosofo. Da giugno 2012 i miei denti sono molto cambiati, si sono raddrizzati decisamente (anche se in realtà la mia bocca aveva già di base una dentatura abbastanza regolare). I denti del giudizio stanno venendo allo scoperto. Ce n’è uno con una carie che prima era poco visibile, perché si trovava nella zona inclusa del dente, coperta da una gengiva prepotente. Adesso si vede invece chiaramente e risulterà forse anche più facilmente operabile. Parallelamente alla rieducazione dentale sto portando avanti anche un percorso di rieducazione visiva: non sto a raccontarvi nel dettaglio (forse ve ne parlerò in futuro) ma avevo un difetto di convergenza oculare, una sorta di strabismo latente, che mi aveva portato a vedere doppio. A novembre 2012 ho potuto riscontrare che anche i miei occhi si sono raddrizzati, nella visione da vicino. Il dentosofo mi diceva che attivare i denti avrebbe potuto anche aiutarmi per attivare gli occhi; credo sia stato proprio così, mentre facevo gli esercizi per entrambi i percorsi ho verificato una forte connessione fra le due esperienze.

Sono felice di aver scelto di curarmi così. Ci vuole costanza, certo. All’inizio bisogna portare l’attivatore un’ora al giorno, in modalità passiva e 15-20 minuti in modalità attiva. Quando poi si inizia a tenerlo anche di notte, di giorno si può fare soltanto l’esercizio attivo. Il più delle volte sono riuscita a portarlo di notte senza problemi, ma in qualche caso, avendo il raffreddore o perché usandolo mi sentivo la bocca indolenzita, ho dormito anche senza. Anche in questi giorni ho dolore (sopportabile) alla bocca e alla testa, e a malincuore sto facendo meno di usarlo. La prossima settimana avrò un nuovo controllo dal dentosofo e decideremo insieme se è il caso di continuare ad indossarlo.

A ottobre 2012 ci sono state due novità: la prima è l’aver sostituito l’attivatore perché, come potete vedere dalla foto, il vecchio si era molto usurato.

Sostituzione attivatore. Il nuovo è quello a sinistra.

Sostituzione attivatore. Il nuovo è quello a sinistra.

La seconda è che ho iniziato a portarlo di notte con del nastro adesivo medico sulla bocca. Questo mi ha aiutato a non aprirla durante il sonno e a respirare con il naso, che è una cosa molto importante perché il lavoro di attivazione e il successivo raddrizzamento della dentatura vengono determinati soprattutto da una corretta deglutizione. In estate, forse per il caldo o forse per il carico d’ansia post terremoto, durante il sonno respiravo male e tenevo la bocca più aperta: l’attivatore allora si spostava e il suo errato posizionamento mi causava anche delle piccole lesioni. Per ovviare al problema il dentosofo mi ha proposto questa soluzione e, anche se all’inizio mi veniva un po’ da ridere (!) ho potuto constatare nel tempo che questa semplice tecnica ha funzionato a dovere. Attualmente non uso il nastro tutte le notti (dopo mesi di utilizzo costante mi seccava tremendamente le labbra) ma solo un paio di volte a settimana; anche perché ho ormai constatato che il modo di respirare è cambiato positivamente.

Grazie a tutti di leggermi e di seguirmi, ho visto che i post che parlano di questo argomento sono fra i più visitati. Credo quindi che stia crescendo molto l’interesse per questo tipo di terapia. Mi fa tanto piacere, perché nella mia esperienza l’attivatore dentale si è rivelato uno strumento efficace a 360° per la mia salute: anche a livello interiore, la mia serenità è cresciuta giorno dopo giorno.

Cerco di aggiornarvi dopo la prossima visita.

A presto!

 

I denti del giudizio e la dentosofia (prima parte)

I denti del giudizio e la dentosofia (seconda parte)

I denti del giudizio e la dentosofia (terza parte)

I denti del giudizio e la dentosofia (quinta parte)

La mia ombra.

(immagine trovata su Internet, autore ignoto)

A volte vado a letto con la mia ombra. Ripongo il mio sorriso e la abbraccio. Quando lo faccio mi sento completamente me stessa, non più divisa. Pensavo prima che lo spazio occupato dall’ombra fosse un luogo triste, oscuro, putrido. A volte lo è, ma non sempre. Spesso si rimane in ascolto, con gli occhi molto più aperti di quando si guarda la luce. A volte ci si fa cullare dalle tante melodie che conosce e ci si addormenta presto, un po’ soli. Nell’ombra poi c’è anche riposo, quiete, conoscenza. A volte i miei sorrisi hanno qualcosa dell’ombra, della calma che regna in essa se tieni in ordine il suo spazio e vai spesso a visitarlo. Lì dove ci sono tanti tentativi, troppi segreti, scritti incompiuti, nostalgie, ricordi belli, ma sepolti, ricordi brutti chiusi in uno scrigno del quale non bisogna gettare mai la chiave. L’ombra è fatta anche delle persone e delle cose che ci fai finire. Non sono cose necessariamente orrende; solo che, per un motivo o per un altro, sono state rifiutate. Frequentemente i sogni appartengono alla nostra ombra: nascono nel buio per riportarla alla luce, per ricondurci alla sua saggezza.