Scritti da Saturno

di Rossella Arena

Mese: febbraio, 2015

La stanza piena di luce.

Ci sono delle volte in cui, mentre viaggi dentro di te, ti ritrovi davanti alla porta di una stanza che non avevi mai visto prima. Provi un po’ di paura ma entri comunque, per entrare in contatto con tutto ciò bisogna vedere.

Il tuo cuore va in subbuglio: lì è tutto buio e ogni cosa è in disordine. Ti senti impotente e intimorito come un bambino e ti chiedi se ce la farai a mantenere la calma. Poi ricordi a te stesso che ora sei un adulto, una persona piena di forza, che ha affrontato con coraggio e impegno tutte le prove della sua vita. Ricordi a te stesso che, se sei entrato in quella stanza, è solo per liberare un’altra parte di te, per renderla visibile alla luce del presente. E allora ritrovi la determinazione e ti muovi attraverso di essa. Inizialmente sei in preda al panico, perché non vedi niente e perché non hai idea di che cosa dovrai fare. Poi ti sforzi di calmarti e decidi di sederti nel bel mezzo della stanza. Intorno a te percepisci sporcizia, cattivi odori, rumori inquietanti. Ti concentri sul battito del tuo cuore e cerchi di fare silenzio in te, di trovare in te la luce e l’energia per illuminare quel luogo. Chiami i tuoi angeli, le tue guide spirituali, Dio, tutti coloro che possono aiutarti. E dopo la giusta attesa arriva tanta luce: ogni angolo della piccola stanza inizia in questo modo ad essere visibile. Vedi ogni cosa come se appartenesse a un vecchio film, e in effetti è così.

I tuoi angeli ti proteggono e ti fanno sentire che la luce del presente curerà anche il buio del passato. Assieme alle tue guide comprendi perché sei tornato lì e quali lezioni devi ancora apprendere. Pian piano la stanza continua a riempirsi di luce: ora puoi rimetterla in ordine e/o mettere al suo interno tutto ciò che è necessario.

Hai recuperato un’altra parte di te, assieme a tutta la forza che poteva darti.

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Il male si combatte amando.

In questo periodo sto riflettendo molto sull’efficacia concreta della preghiera e mi sono resa conto che in qualche modo  tutto ciò che diciamo è una preghiera, perché attraverso le nostre parole diamo voce, consciamente o inconsciamente, a tutto ciò che desideriamo nella nostra vita.

Mi sembra molto importante esercitarsi ogni giorno a concentrarsi sulle cose per cui si è grati, scegliendo di lasciare andare tutte quelle che ci danno fastidio o addirittura odiamo. Perché in realtà, ponendoci continuamente contro di esse, non facciamo altro che rafforzarle, attirarle nelle nostre giornate e togliere spazio a quelle che amiamo. Per far questo occorre sorvegliarsi continuamente, perché l’abitudine alla contestazione di ciò che offende i nostri valori e la nostra sensibilità è molto radicata. Anche quando non siamo esattamente dei rivoluzionari, possiamo ribollire al nostro interno.

Un utile esercizio da fare può essere questo: ogni volta che si presenta nella nostra mente o nella nostra vita una cosa o una persona fastidiosa, dichiarare ad alta voce o in forma scritta “Lascio andare l’odio per (cosa o persona)”. Contemporaneamente si può scrivere una lista delle cose che si amano (in sé, negli altri, attività preferite etc.) e di tutte le cose per cui si è grati.

Provate per almeno una settimana e osservate dopo come vi sentite.

La trappola del giudizio.

Il giudizio è un’abitudine sociale molto diffusa. È realmente necessaria? No, si tratta semplicemente di uno spostamento dell’attenzione da sé e di una pratica che sembra innocua ma allontana profondamente dalla verità. La verità è che ognuno di noi è sempre perfetto. A suo modo, con le sue imperfezioni, con tutto ciò che ha da apprendere e da fare per migliorarsi. Nessuno però può dire obiettivamente a un’altra persona che quello che fa non va bene, a parte i casi limite in cui si sta gettando via il dono della vita (dipendenze gravi di ogni genere, comportamenti distruttivi, danni evidenti arrecati ad altri etc.). Anche in questi casi, si stanno giudicando le singole azioni della persona, mai la sua natura che, finché avrà vita, avrà sempre la possibilità di rinnovare. Nessuno può giudicarci quindi, a meno che non siamo noi stessi a permetterglielo, credendo nel valore di questo giudizio. Ci crediamo tutte le volte che diamo autorità alle voci giudicanti nella nostra mente, più che all’Amore nel nostro cuore. Queste voci sono spesso un’eredità sociale e generazionale: tante persone hanno dato loro retta, ecco perché a volte è difficile metterle a tacere e considerarle per quello che sono: un’abitudine dannosa. Il proliferare delle abitudini dannose avviene perché quelle che ti portano a migliorare richiedono un impegno più forte di quelle che non supportano la tua crescita. È la stessa differenza fra il prendersi cura con grande attenzione di un pezzo di terra e restare a guardare facendo poco o nulla il susseguirsi delle stagioni. È solo tramite un impegno quotidiano che la propria vita diventa un orto-giardino ricco di fiori e frutti. Per questo motivo bisognerebbe riflettere molto bene sulle abitudini acquisite, valutando quali di esse sono realmente necessarie e benefiche per il benessere della nostra vita. Alcune, come il giudizio verso sé e verso gli altri, non solo sono inutili, ma possono compromettere la salute del nostro orto, rendendone velenosi i frutti o impedendo loro di nascere, o di diventare abbondanti.