La trappola del giudizio.

di rossella

Il giudizio è un’abitudine sociale molto diffusa. È realmente necessaria? No, si tratta semplicemente di uno spostamento dell’attenzione da sé e di una pratica che sembra innocua ma allontana profondamente dalla verità. La verità è che ognuno di noi è sempre perfetto. A suo modo, con le sue imperfezioni, con tutto ciò che ha da apprendere e da fare per migliorarsi. Nessuno però può dire obiettivamente a un’altra persona che quello che fa non va bene, a parte i casi limite in cui si sta gettando via il dono della vita (dipendenze gravi di ogni genere, comportamenti distruttivi, danni evidenti arrecati ad altri etc.). Anche in questi casi, si stanno giudicando le singole azioni della persona, mai la sua natura che, finché avrà vita, avrà sempre la possibilità di rinnovare. Nessuno può giudicarci quindi, a meno che non siamo noi stessi a permetterglielo, credendo nel valore di questo giudizio. Ci crediamo tutte le volte che diamo autorità alle voci giudicanti nella nostra mente, più che all’Amore nel nostro cuore. Queste voci sono spesso un’eredità sociale e generazionale: tante persone hanno dato loro retta, ecco perché a volte è difficile metterle a tacere e considerarle per quello che sono: un’abitudine dannosa. Il proliferare delle abitudini dannose avviene perché quelle che ti portano a migliorare richiedono un impegno più forte di quelle che non supportano la tua crescita. È la stessa differenza fra il prendersi cura con grande attenzione di un pezzo di terra e restare a guardare facendo poco o nulla il susseguirsi delle stagioni. È solo tramite un impegno quotidiano che la propria vita diventa un orto-giardino ricco di fiori e frutti. Per questo motivo bisognerebbe riflettere molto bene sulle abitudini acquisite, valutando quali di esse sono realmente necessarie e benefiche per il benessere della nostra vita. Alcune, come il giudizio verso sé e verso gli altri, non solo sono inutili, ma possono compromettere la salute del nostro orto, rendendone velenosi i frutti o impedendo loro di nascere, o di diventare abbondanti.

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