Scritti da Saturno

di Rossella Arena

Tag: giudizio

La trappola del giudizio.

Il giudizio è un’abitudine sociale molto diffusa. È realmente necessaria? No, si tratta semplicemente di uno spostamento dell’attenzione da sé e di una pratica che sembra innocua ma allontana profondamente dalla verità. La verità è che ognuno di noi è sempre perfetto. A suo modo, con le sue imperfezioni, con tutto ciò che ha da apprendere e da fare per migliorarsi. Nessuno però può dire obiettivamente a un’altra persona che quello che fa non va bene, a parte i casi limite in cui si sta gettando via il dono della vita (dipendenze gravi di ogni genere, comportamenti distruttivi, danni evidenti arrecati ad altri etc.). Anche in questi casi, si stanno giudicando le singole azioni della persona, mai la sua natura che, finché avrà vita, avrà sempre la possibilità di rinnovare. Nessuno può giudicarci quindi, a meno che non siamo noi stessi a permetterglielo, credendo nel valore di questo giudizio. Ci crediamo tutte le volte che diamo autorità alle voci giudicanti nella nostra mente, più che all’Amore nel nostro cuore. Queste voci sono spesso un’eredità sociale e generazionale: tante persone hanno dato loro retta, ecco perché a volte è difficile metterle a tacere e considerarle per quello che sono: un’abitudine dannosa. Il proliferare delle abitudini dannose avviene perché quelle che ti portano a migliorare richiedono un impegno più forte di quelle che non supportano la tua crescita. È la stessa differenza fra il prendersi cura con grande attenzione di un pezzo di terra e restare a guardare facendo poco o nulla il susseguirsi delle stagioni. È solo tramite un impegno quotidiano che la propria vita diventa un orto-giardino ricco di fiori e frutti. Per questo motivo bisognerebbe riflettere molto bene sulle abitudini acquisite, valutando quali di esse sono realmente necessarie e benefiche per il benessere della nostra vita. Alcune, come il giudizio verso sé e verso gli altri, non solo sono inutili, ma possono compromettere la salute del nostro orto, rendendone velenosi i frutti o impedendo loro di nascere, o di diventare abbondanti.

Il potere del giudizio.

Carissimi lettori, dopo un abbondante mese di vacanza, volevo parlarvi di un tema su cui rifletto da tanto: il potere del giudizio. Credo che abbia molto a che vedere con il modo in cui veniamo educati. Ho visto dei bambini terrorizzati di fronte a un adulto, o comunque decisamente attenti alla sua reazione. Quasi istintivamente siamo abituati ad ammonirli con dei severi “no!”, appena fanno qualcosa di sbagliato. Loro sentono che siamo arrabbiati ma non capiscono bene il perché. Pian piano si adeguano alle richieste degli adulti, per essere rimproverati il meno possibile.

Ecco, io il potere del giudizio lo ricollego a questo. Mi spiego meglio. Il giudizio è come un rimprovero, un comunicare all’altro: tu non vai bene così. Questo messaggio ha un forte impatto emotivo su ognuno di noi. Perché tutti abbiamo bisogno di conferme e rassicurazioni, e a nessuno fa piacere essere giudicato. Non criticato, attenzione: la critica anzi può essere costruttiva ed utile. Quando è fatta con cura, porta crescita ed affinamento delle proprie capacità: può essere anche più preziosa di un complimento superficiale. Il giudizio invece è sì una critica, ma  esposta con una certa durezza ed aggressività; un’osservazione fatta per puntare il dito contro l’altro, senza pensare né alla sua reazione, né se quello che diciamo possa effettivamente aiutarlo. I giudizi sono frasi sprezzanti, che tutti capiamo quanto sia spiacevole ricevere: questa comprensione risulta però meno evidente quando siamo noi che le rivolgiamo agli altri. 

Le persone molto giudicanti sono temute e “rispettate” proprio per questo motivo: a nessuno fa piacere ricevere le loro pungenti e fredde considerazioni. A livello sociale si arriva addirittura a ritenerle forti e coraggiose, perché non hanno paura di dire agli altri quello che (di male) pensano. A me più che forza questo sembra un meccanismo di difesa, che cela una colossale insicurezza. Puntando sempre il dito contro gli altri infatti, si distoglie abilmente l’attenzione da sé. Con il tempo ho imparato che la persona che giudica tanto gli altri, si accanisce ancora di più su sé stessa….  continua a rimproverare instancabilmente chi la circonda, per non sentire le mille voci giudicanti dentro di sé.

Per cui, cominciamo a pensare che “forte” è colui che si rende conto di tutto questo e lo affronta. E resiste alla tentazione di giudicare, e anche di “difendersi” dai giudizi altrui, emettendone a sua volta di altri sulla persona che lo aggredisce. E “coraggioso” non è chi dice tutto quello che gli passa per la testa, ma chi usa appunto il cuore, in tutto quello che vuole comunicare.

Nello stesso tempo, ricordiamoci che non siamo più dei bambini indifesi: possiamo allentare la presa emotiva che i giudizi hanno su di noi. Riconoscendo che la persona che giudica ha spesso un problema di autostima, e ha bisogno a sua volta di essere valorizzata. Capendo che i giudizi, così come ogni cosa che diciamo sugli altri, parlano più della persona che li emette, che di quella che li riceve. Certo, se in quello che ci viene detto riconosciamo qualcosa di vero, lo possiamo accogliere ed utilizzare come spunto di crescita.

Se siete cresciuti in un ambiente o vicino a persone molto giudicanti, avete un vantaggio: a un certo punto vi sarete arresi (o almeno ve lo auguro). Sarete stati sicuramente spinti a compiacere i giudici intorno a voi ma, qualunque cosa abbiate fatto, non sarà mai andata bene. Volete sapere la verità? Se qualcuno vi vuole giudicare, troverà sempre il modo di farlo. E volete sapere un’altra verità? Più ve la prenderete, e più loro continueranno a bersagliarvi. Perché funziona così. 

Per cui mettiamoci il cuore in pace e andiamo, con gioia, oltre tutto questo…

Io sono convinta anche che, finché diamo troppa importanza ai giudizi, è perché abbiamo bisogno di imparare a credere nel nostro potere personale. Quello che si regge da solo, senza l’approvazione di nessuno.

Emil Cioran, uno scrittore rumeno, diceva Se ci potessimo guardare con gli occhi degli altri, scompariremmo all’istante. Solo noi possiamo vedere come siamo fatti davvero. Solo con i nostri, preziosi, occhi.