Scritti da Saturno

di Rossella Arena

Tag: rieducazione visiva

I miei occhi. (1)

I miei occhi. (2)

I miei occhi. (3)

I miei occhi. (4)

Oggi volevo iniziare a raccontarvi della mia esperienza con la rieducazione visiva. Da quand’ero molto piccola avevo un difetto di convergenza, una sorta di strabismo latente, che mi portava in alcuni casi a vedere con un occhio solo. Più usavo gli occhi nelle attività di tutti i giorni, più mi stancavo. Ho sempre letto molto, poi è arrivato pure il computer, usato per infinite navigazioni sul web,  per tanto studio e lavoro. Dato che gli occhi spesso non guardavano insieme, tutto il peso della visione doveva sostenerlo l’occhio destro: nel contempo c’era un forte squilibrio perché i due occhi non vedevano insieme con naturalezza ma, per ottenere questo risultato, dovevano sforzarsi. Ho iniziato ad avvicinarmi al metodo alla fine del 2010, quando la situazione oculare era arrivata al limite: il lavoro alla mia tesi di laurea, e in più quello su un libro, mi avevano stancato eccessivamente la vista. Completamente presa da quello che stavo facendo e dalle scadenze, tenevo gli occhi incollati allo schermo, concedendomi ben poche soste. Ne approfitto per dirvi che è essenziale fare delle pause mentre si lavora, anche perché il mantenere l’attenzione concentrata su un punto, porta gli occhi a rimanere più aperti e ad ammiccare di meno, un semplice gesto che invece favorisce il loro rilassamento. Questo accade soprattutto quando si utilizzano videoterminali, dato che la luce emanata dallo schermo è innaturale e poco rilassante per la vista. Per avere maggiori informazioni su come prendervi cura dei vostri occhi, vi consiglio di tenere presente questa pagina.

Il risultato di questo affaticamento fu che,  da un momento all’altro, iniziai a vedere doppio. Da tempo stavo pensando di occuparmi di questo problema latente ma, tra un impegno e l’altro, lo mettevo sempre in secondo piano, dato che nella vita quotidiana non mi dava eccessivamente fastidio. Non fui neanch’io ad accorgermene, ma una mia insegnante del ginnasio, che un giorno disse ai miei di aver notato che, durante le lezioni, il mio sguardo si perdeva nel vuoto, e l’occhio sinistro si spostava verso l’esterno. I miei mi fecero visitare da un oculista, il primo a parlarmi di questo difetto di convergenza. Mi disse che potevo fare degli esercizi con una matita, tornare dopo un certo periodo per controllare i cambiamenti. Fui molto perplessa, eseguii qualche volta gli esercizi senza troppa convinzione, li lasciai perdere dopo qualche settimana. In fondo avevo 15 anni e nessuna consapevolezza di cosa volesse dirmi il mio sguardo.

Solo ora capisco quanto profondamente parlasse di me, quanto sia diventato sempre più importante che i miei occhi guardino insieme. Perché soltanto con lo sguardo diverso e congiunto di entrambi, si può arrivare a una visione completa e profonda. Che per me non si sta rivelando solo fisica, ma anche interiore.

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I miei occhi, aprile 2012

I miei occhi. (2)

I miei occhi. (3)

I miei occhi. (4)

I denti del giudizio e la dentosofia (quarta parte).

I denti del giudizio e la dentosofia (prima parte)

I denti del giudizio e la dentosofia (seconda parte)

I denti del giudizio e la dentosofia (terza parte)

I denti del giudizio e la dentosofia (quinta parte)

Dopo alcuni mesi, scrivo un nuovo post per aggiornarvi sulla mia esperienza con l’attivatore dentale. Volevo farlo da tanto, e da poco mi ci ha fatto ripensare una lettrice del blog, che in un commento mi racconta che sta iniziando anche lei la sua terapia con un dentosofo. Da giugno 2012 i miei denti sono molto cambiati, si sono raddrizzati decisamente (anche se in realtà la mia bocca aveva già di base una dentatura abbastanza regolare). I denti del giudizio stanno venendo allo scoperto. Ce n’è uno con una carie che prima era poco visibile, perché si trovava nella zona inclusa del dente, coperta da una gengiva prepotente. Adesso si vede invece chiaramente e risulterà forse anche più facilmente operabile. Parallelamente alla rieducazione dentale sto portando avanti anche un percorso di rieducazione visiva: non sto a raccontarvi nel dettaglio (forse ve ne parlerò in futuro) ma avevo un difetto di convergenza oculare, una sorta di strabismo latente, che mi aveva portato a vedere doppio. A novembre 2012 ho potuto riscontrare che anche i miei occhi si sono raddrizzati, nella visione da vicino. Il dentosofo mi diceva che attivare i denti avrebbe potuto anche aiutarmi per attivare gli occhi; credo sia stato proprio così, mentre facevo gli esercizi per entrambi i percorsi ho verificato una forte connessione fra le due esperienze.

Sono felice di aver scelto di curarmi così. Ci vuole costanza, certo. All’inizio bisogna portare l’attivatore un’ora al giorno, in modalità passiva e 15-20 minuti in modalità attiva. Quando poi si inizia a tenerlo anche di notte, di giorno si può fare soltanto l’esercizio attivo. Il più delle volte sono riuscita a portarlo di notte senza problemi, ma in qualche caso, avendo il raffreddore o perché usandolo mi sentivo la bocca indolenzita, ho dormito anche senza. Anche in questi giorni ho dolore (sopportabile) alla bocca e alla testa, e a malincuore sto facendo meno di usarlo. La prossima settimana avrò un nuovo controllo dal dentosofo e decideremo insieme se è il caso di continuare ad indossarlo.

A ottobre 2012 ci sono state due novità: la prima è l’aver sostituito l’attivatore perché, come potete vedere dalla foto, il vecchio si era molto usurato.

Sostituzione attivatore. Il nuovo è quello a sinistra.

Sostituzione attivatore. Il nuovo è quello a sinistra.

La seconda è che ho iniziato a portarlo di notte con del nastro adesivo medico sulla bocca. Questo mi ha aiutato a non aprirla durante il sonno e a respirare con il naso, che è una cosa molto importante perché il lavoro di attivazione e il successivo raddrizzamento della dentatura vengono determinati soprattutto da una corretta deglutizione. In estate, forse per il caldo o forse per il carico d’ansia post terremoto, durante il sonno respiravo male e tenevo la bocca più aperta: l’attivatore allora si spostava e il suo errato posizionamento mi causava anche delle piccole lesioni. Per ovviare al problema il dentosofo mi ha proposto questa soluzione e, anche se all’inizio mi veniva un po’ da ridere (!) ho potuto constatare nel tempo che questa semplice tecnica ha funzionato a dovere. Attualmente non uso il nastro tutte le notti (dopo mesi di utilizzo costante mi seccava tremendamente le labbra) ma solo un paio di volte a settimana; anche perché ho ormai constatato che il modo di respirare è cambiato positivamente.

Grazie a tutti di leggermi e di seguirmi, ho visto che i post che parlano di questo argomento sono fra i più visitati. Credo quindi che stia crescendo molto l’interesse per questo tipo di terapia. Mi fa tanto piacere, perché nella mia esperienza l’attivatore dentale si è rivelato uno strumento efficace a 360° per la mia salute: anche a livello interiore, la mia serenità è cresciuta giorno dopo giorno.

Cerco di aggiornarvi dopo la prossima visita.

A presto!

 

I denti del giudizio e la dentosofia (prima parte)

I denti del giudizio e la dentosofia (seconda parte)

I denti del giudizio e la dentosofia (terza parte)

I denti del giudizio e la dentosofia (quinta parte)